SEDE DEL CONCORSO

OVADA
La città di Ovada è adagiata sul versante settentrionale dell’Appennino Ligure; posta alla confluenza dei Torrenti Orba e Stura è circondata da colline vitate (Vitigno Dolcetto) e boschi di castagni e roveri (ricchi di funghi).
Queste sue caratteristiche (a metà tra i monti e le pianure dell’Alessandrino) la rendono in parte diversa rispetto alle vicine colline del Monferrato (divenute Patrimonio dell’Unesco) ma certamente molto interessante e piacevole grazie ad una maggior varietà paesaggistica. Come tutte le zone di confine (Ovada si trova a pochi km dalla Liguria), l’architettura , la cucina e le tradizioni della cittadina sono un crogiolo di derivazioni piemontesi ed influenze liguri. Le ricche facciate dipinte dei palazzi signorili (negli ultimi anni interessati da numerosi interventi di ripristino) sono un chiaro esempio dell’influenza di Genova nell’archittettura ovadese, così come lo sono alcune importantissime e molto sentite tradizioni religiose (si pensi alla Processione in onore di San Giovanni Battista).
Il punto nel quale queste influenze raggiungono il loro apice, è sicuramente la cucina; soprattutto in Ovada e nei paesi dell’ovadese collegati al capoluogo ligure dalla rete ferroviaria, nel corso degli anni la tradizione gastronomica ha raccolto e mischiato sapientemente il meglio della cucina piemontese e di quella ligure. Lo stesso clima, durante le giornate primaverili, fa dimenticare i freddi e talvolta nevosi inverni, accarezzando le colline con il vento proveniente dal mare (“Il Marino”).
Città ricca di evidenze architettoniche ed artistiche, Ovada è il punto di inizio di un viaggio alla scoperta degli angoli più nascosti del territorio ovadese tra castelli, vigneti, campi coltivati e boschi fitti attraversati da ruscelli incontaminati.
 
PALAZZO MAINERI – ROSSI, SEDE DELLA CIVICA SCUOLA DI MUSICA
 
L’edificio cinquecentesco ospita la Civica Scuola di Musica “A. Rebora” ed appartiene alla tipologia di edifici signorili sorti in Ovada al di fuori della cinta muraria dell’antico borgo. La posizione decentrata consentiva lo sviluppo di eleganti dimore con annessi orti e giardini.
La prima notizia relativa al Palazzo si trova nel testamento di Giorgio Maineri che lasciava al secondogenito un cospicuo patrimonio affinchè terminasse i lavori della residenza.
Alla stessa famiglia si deve la costruzione del palazzo posto ad angolo tra Via Cairoli e Piazzetta Cereseto (sede del Comune, della scuola secondaria ed oggi sede della Biblioteca Civica).
All’inizio del Settecento il Palazzotto fu acquistato dalla famiglia Rossi, la quale trasferitasi in città da Genova godeva di un significativo benessere derivante dal commercio della cera (ricordiamo che le candele erano l’unica fonte di illuminazione ai tempi).
Alla Famiglia Rossi si deve la costruzione della Cappella di San Francesco da Paola.
Nel 1835 il Palazzo risulta ancora di proprietà della Famiglia Rossi quando la Comunità di Ovada chiede in affitto il Palazzo per dare alloggio ai Reverendi Padri Scolopi costretti a lasciare il proprio convento divenuto lazzaretto per i malati di colera.
Da un inventario dello stesso anno (presente in copia presso l’Accademia Urbense)risulta che il Palazzo fosse adornato da più di un’ottantina di quadri ormai quasi totalmente dispersi.
Dopo varie vicissitudini ereditarie il Palazzo divenne proprietà della Famiglia Mariti nel 1926 per poi essere acquisito dal Comune di Ovada nel 1933.
Divenuto poi sede della Civica Scuola di Musica Antonio Rebora, il Palazzo ha subito numerose variazioni strutturali che non hanno però interessato la semplice facciata prospiciente la via che richiama chiaramente lo stile dei palazzi genovesi.
 
LOGGIA DI SAN SEBASTIANO
 
La Loggia di San Sebastiano, oggi adibita a sede di eventi culturali, è stata per molti secoli la Parrocchiale di Ovada intitolata a Santa Maria.
E’ opinione di Ambrogio Pesce che la più antica parrocchiale di Ovada fosse San Gaudenzio (IV sec circa) ma trovandosi extra muros, dopo la drastica diminuzione della popolazione conseguente alla peste del 1348, fosse stata presto accorpata a quella di Santa Maria intra muros.
La chiesa oltre a principale centro religioso di Ovada era anche luogo prescelto per le manifestazioni più importanti della vita civile della cittadina: al suo interno si tenevano i consigli ed i parlamenti di Ovada ed i giuramenti di fedeltà a Genova.
La chiesa documentata a partire dal XIII sec risale probabilmente a quello precedente.
Di forma romanica semplice, navata unica e copertura a capanna, subì nel secolo XIV un ampliamento con l’aggiunta di due navate laterali e la costruzione di un campanile.
Nel 1791, avvicinandosi la consacrazione della nuova Parrocchiale e versando in condizioni precarie, venne venduta e successivamente smembrata.
Il campanile di proprietà comunale venne utilizzato come prigione; la navata centrale e quella sinistra divennero l’Oratorio di San Sebastiano, sede dell’omonima confraternita oggi non più esistente (i bianchi); la Confraternita di San Giovanni (cosiddetta dei rossi) acquistò la navata destra per poter avere un ingresso indipendente al proprio oratorio, al quale si accedeva dall’interno della chiesa stessa.
L’edificio conserva al suo interno alcune tracce a fresco sia nella parete della navata minore di sinistra sia nei pilastri di fondo di quella maggiore e nella cella campanaria. Di fattura più antica sono i frammenti alla base del campanile, i cui muri facevano parte di una cappella preesistente ai vari rimaneggiamenti.
Gli affreschi, lungo la navata minore di sinistra, eseguiti dopo l’ampliamento della chiesa, sono figure di Santi inseriti per la maggior parte in nicchie trilobate con il fondo decorato.
Da sinistra verso destra troviamo Beatus Vicecius (San Vincenzo?), un frammento di Santo e Madonna con Bambino (deturpati per l’apertura di una porta laterale), Santa Lucia, Cristo di Passione, San Giacomo Minore e la Maddalena, San Giorgio che uccide il drago tenuto dalla principessa con una corda, Madonna con Bambino, un San Martino lacunoso nella parte sinistra e in basso. Molto probabilmente appartenente alla stessa serie anche la frammentaria decollazione del Battista. L’analisi stilistica di queste figure indurrebbe a ritenerle opere del XIV secolo anche se la loro posizione lungo la parete costruita nell’ampliamento del XIV secolo suggerisce una datazione verso la prima metà del XV secolo.
Fino all’Ottocento la chiesa era ricca di lapidi e sepolcreti che vennero rimossi agli inizi dell’Ottocento quanto fu soppressa la Confraternita di San Sebastiano e l’edificio trasformato in Loggia (da qui il suo nome odierno) coperta per il Mercato sostituendo quella più antica posta in Piazza Mazzini.
Lungo le mura, all’uso, vennero praticare ampie aperture ad arco lungo le pareti (due laterali ed una sul fronte).